Bypass di Trento, Onda denuncia: «Rischi altissimi senza piani di emergenza» - Trento

11.11.2025 - Salı 10:08

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TRENTO. Le consigliere comunali Giulia Bortolotti e Alessia Tarter del gruppo Onda chiedono al sindaco di chiarire quali strumenti di sicurezza saranno adottati per il cantiere del Bypass ferroviario in relazione al passaggio nell’area SIN di Trento nord, comprendente gli ex siti Sloi e Carbochimica, uno dei contesti ambientali più contaminati e complessi d’Italia.


Durante l’ultima seduta della Commissione Ambiente del 4 novembre, le risposte fornite dai tecnici presenti non hanno dissipato le preoccupazioni. L’ingegnere Negriolli si è concentrato sulla possibile dispersione di inquinanti in aria, limitandosi a dichiarare che il tracciato passerà tra le zone contaminate e non all’interno delle stesse. Diversa la posizione del dottor Robol, che ha ammesso come «per qualcosina» il tracciato andrà effettivamente a intercettare il SIN, confermando quindi il rischio di interferenza con suoli e falde altamente compromessi.


Le consigliere sottolineano che, allo stato attuale, non esiste un progetto definito per la parte del tracciato che interesserà le aree contaminate. La documentazione esaminata riguarda solo la porzione a sud del cavalcavia e della rotatoria di Nassirya, lasciando scoperta tutta la progettualità legata alla zona critica dove si dovrà intervenire in profondità, in prossimità di falde già pesantemente inquinate.


Secondo Onda, l’assenza di un piano tecnico esplicito sulle modalità di scavo, sui sistemi di contenimento e sugli strumenti di monitoraggio espone i cittadini a potenziali rischi gravi, soprattutto considerando la presenza di sostanze cancerogene e neurotossiche, come il piombo tetraetile, ancora presente in grandi quantità nei terreni dell’ex Sloi.


Le consigliere richiamano gli obblighi previsti dalla normativa Seveso III: se l’insieme degli inquinanti presenti fosse parte di un impianto industriale ancora attivo, verrebbe considerato uno stabilimento a rischio di incidente rilevante. Per questo sarebbe necessario predisporre un Rapporto di sicurezza (RDS), un Piano di emergenza interno (PEI) e un Piano di emergenza esterno (PEE), strumenti fondamentali per prevenire o limitare incidenti e dispersioni.


Nessuno di questi documenti risulta ad oggi disponibile, e il fatto che non esista un progetto dettagliato sulla parte del tracciato più critica alimenta ulteriori dubbi. La normativa prevede inoltre l’obbligo, per gli enti territoriali, di adottare misure tecniche integrative per non accrescere i rischi per l’ambiente e la salute umana.


Le consigliere ricordano che nell’area circostante il cantiere vivono migliaia di residenti e sono presenti scuole, attività sportive, strutture ricreative e centri commerciali: un contesto urbano che richiede massima prudenza e trasparenza nelle procedure.


Onda chiede quindi al sindaco se esista un Rapporto di sicurezza e se sia stato redatto da un soggetto competente; se esista un Piano di emergenza esterno; e, in caso contrario, se l’amministrazione intenda attivarsi immediatamente per richiedere l’applicazione della normativa Seveso, avvalendosi del supporto della Provincia e delle strutture preposte della protezione civile.


Le consigliere ribadiscono la necessità di garantire il massimo livello di tutela ambientale e sanitaria, prima di avviare un cantiere che intercetta uno dei siti più contaminati del Paese e oggetto da anni di attese, ma mai concluse, operazioni di bonifica.



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