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Scabbia, quest'anno 281 casi segnalati: l’ultimo focolaio nella casa di riposo di Cles - Non - Sole
25.12.2025 - Perşembe 08:01
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TRENTO. Gli ultimi casi sono stati segnalati alla casa di riposo di Cles dove sono stati diagnosticati cinque casi e dove è subito scattata sia la cura per i soggetti con i sintomi che la profilassi per quelli che avevano avuto contatti con loro. Parliamo della scabbia, malattia della pelle che negli ultimi anni è tornata a far parlare di sé.
Causata da un minuscolo acaro, il Sarcoptes scabiei, sta conoscendo una nuova diffusione anche nei paesi «sviluppati», Trentino incluso. Storicamente associata a condizioni di povertà e scarsa igiene, la scabbia si diffonde in modo crescente nelle Rsa, nelle scuole, negli ospedali e nelle famiglie numerose, dove il contagio si propaga facilmente.
Nei mesi scorsi erano stati segnalati casa alla Rsa «San Bartolomeo» di Trento, alla casa di riposo di Mezzocorona, ma anche ad Arco e nelle Giudicarie. «Nel 2025 i casi segnalati sono stati 281, contro i 240 dello scorso anno», spiega la dottoressa Maria Grazia Zuccali, direttrice del Dipartimento di prevenzione dell'Apss.
«Di questi 281 casi, 74 sono stati segnalati dalle case di riposo, gli altri da scuole o in generale dalla popolazione», aggiunge. Negli anni la malattia è in costante aumento, basta pensare che nel 2015 i casi segnalati erano stati solo 50. La scabbia si trasmette da persona a persona mediante contatto diretto, anche sessuale, con un caso infestato o più raramente attraverso la condivisione di indumenti o di biancheria per la casa. Si manifesta con intenso prurito che tende a peggiorare durante la notte. A questo può essere associata la comparsa di piccole lesioni cutanee arrossate. In alcuni casi è possibile individuare i cunicoli, le lesioni caratteristiche della scabbia, sotto forma di linee ondulate lunghe fino ad un centimetro, sottili e leggermente squamose.
«Oggi abbiamo farmaci più efficaci che vengono distribuiti gratuitamente e quando i casi vengono segnalati l'ufficio di igiene pubblica procede con l'inchiesta epidemiologica e la profilassi. Nei casi delle Rsa viene inviata la notifica perché essendo una malattia infettiva questo è obbligatorio, ma poi le struttura procedono in autonomia».
Chi lega la scabbia alla scarsa igiene sbaglia, ma per prevenire il contagio occorre seguire regole ferree. «Nelle case di riposo - ad esempio - è importante che gli operatori cambino i guanti dopo ogni contatto con le persone». La scabbia sembra possa essere trasmessa anche attraverso il contatto con altri oggetti come vestiti, biancheria, mobili o superfici con cui una persona infetta sia entrata in contatto, ma quest'eventualità è sicuramente più rara. Gli acari della scabbia possono sopravvivere lontani dall'ospite umano fino a 48-72 ore, al massimo 10 minuti se esposti a una temperatura di 50° o più.
Per prevenire il contagio in casa è importante lavare tutti i capi d'abbigliamento, ma anche la biancheria e gli asciugamani che potrebbero essere contaminati, a temperature alte (almeno 60 °C). Ciò che non può essere lavato in casa deve essere pulito a secco. In alternativa, gli oggetti contaminati che non possono essere lavati possono essere sigillati in un sacchetto di plastica ermeticamente chiuso per un paio di settimane.
Il parassita ha un ciclo vitale completo nell'uomo. Dopo l'accoppiamento, il maschio adulto rimane sulla pelle, mentre la femmina scava una galleria nello strato corneo ad una velocità di 2-3 mm al giorno. Nella galleria deposita 1-3 uova al giorno e vive per 4-6 settimane. Le uova si schiudono entro 3-4 giorni, liberando una larva che fuoriesce dalla volta del tunnel scavando brevi cunicoli sulla superficie cutanea, dove rimane sino a maturazione.
Dalla deposizione delle uova allo stato di acaro adulto passano circa 15 giorni. In un singolo individuo infestato, si possono rinvenire 10-12 femmine, ma il numero può raggiungere le centinaia e le migliaia in caso di scabbia crostosa. Impostare un trattamento tempestivo è fondamentale, in modo da evitare che si diffonda all'intero nucleo familiare di chi ne è affetto o fra le persone con cui entra in contatto quotidianamente. Per questo motivo, e data l'elevata contagiosità, gli esperti consigliano di trattare tutte le persone che potrebbero essere state contagiate dal parassita.
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